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ENGLISH
Of course before starting this blog I looked for others dedicated to migration related issues.
So far I found the following:

Immigration News is as new as Migration Island. Currently writing from Canada, Johnny has lived in many different countries and is passionate about “the effects of migration on individual character development, the family dynamic and how the political machine tries to keep up with and cope with this interesting phenomenon”. His blog sounds promising, so I will definitely keep an eye on it.

A very different point of view on immigration comes from The Immigration Blog. A collaborative six months old blog presenting a conservative view on immigration issues in the US.

From the US also Beyond Borders Blog . This is written by Conor Friedersdorf, who manages San Bernardino County Sun’s blog on immigration issues and writes a column about the blog which appears in The Sun twice weekly.

From Australia, the African Refugees blog, dedicated to the life of African refugees in Australia.

Obviously, I will keep looking for other blogs, if you know more just let me know.

ITALIANO

Prima di iniziare questo blog ho cercarto di scovare altri blogs dedicati all’immigrazione.
Per il momento ho trovato:

Immigration News è un blog nuovissimo come lo è del resto Migration Island. L’autore, Jonny, che ha vissuto in varie parti del mondo, è interessato agli effetti dell’immigrazione sullo sviluppo del carattere individuale delle persone e sulle dinamiche di famiglia, e vuole esplorare il modo in cui la politica cerca di affrontare questo fenomeno. Il suo blog promette bene ed io lo seguirò certamente.

Molto diverso il dibattito sull’ immigrazione che si trova su The Immigration Blog . Il blog, che è on-line da circa sei mesi, ha vari autori che affrontano vari argomenti relativi all’immigrazione negli USA dal punto di vista conservatore.

Dagli USA anche Beyond Borders Blog . Questo è il blog di Conor Friedersdorf che cura il blog dedicato all’immigrazione per il San Bernardino County Sun’s blog per il quale scrive anche una rubrica che viene pubblicata settimanalmente.

Dall’ Australia, the African Refugees blog, una finestra sull’esperienza dei rifugiati Africani in Australia.

Io continuerò a cercare altri blogs. Segnalate quelli da voi scoperti, ve ne sarò grata.

Richiesta d’ asilo dopo 15 anni: iniziano le polemiche

Di storie come quella di Said Abdel Khaleq, fermato per strada dalle forze dell’ordine e portato in un centro di detenzione per immigrati, ne conosco troppe. Amici, conoscenti, sconosciuti, in vari paesi Europei hanno affrontato la stessa tragedia in situazioni leggermente differenti, ma in fondo molto simili.
Questo caso mi ha colpita in modo diverso. Non conosco Said personalmente, ma è uno di quei volti che affollano i miei ricordi della vita a Venezia ai tempi dell’università . Lo avrò incontrato parecchie volte, nelle calli, nei bar, all’università . Non ricordo di avergli mai parlato a lungo, ma non escludo l’aver scambiato qualche parola con lui nell’atrio dell’università . Per me il suo volto è un pezzo della “mia� Venezia.
Non mi dilungo sulla sua storia e sul perchè dopo 15 anni in Italia sia finito al CPT di Trapani, per questo vi rimando al sito spiazzi.org che si è occupato del caso ampliamente. La cosa importante è che Said adesso è libero.
Ha ottenuto lo status di rifugiato politico in quanto il Ministero dell’Interno ha riconosciuto ufficialmente il rischio che possa essere perseguitato da Israele nel caso di un suo rientro in patria perché molti anni prima, quando ancora era studente, aveva partecipato a manifestazioni pubbliche contro l’occupazione dei territori.
Ma il suo caso apre inevitabilmente qualche polemica. Ho seguito il blog a lui dedicato e fra i commenti al pezzo scritto da Edoardo Luppari, dell’ Associazione Culturale attualAmente, ho riscontrato alcune osservazioni che sottolineano il nuovo ruolo che l’asilo politico sta iniziando a ricoprire in Italia.
Un commento di un anonimo sottolinea: “uno che si ricorda di chiedere l’asilo politico dopo 15 anni di presenza sul territorio italiano!!! non vi sembra strano ???�
A prescindere dal caso specifico di Said, non mi sembra affatto strano che una persona presenti domanda d’asilo al momento in cui questa rimane l’ultima possibilità per evitare l’espulsione. Ciò non deve e non può essere considerato a priori una richiesta infondata o una manipolazione del sistema.
Basta confrontare i cambiamenti subiti dall’Asilo politico nel Nord Europa sin dagli anni ’90 con quelli dell’Italia di oggi. Prendo ad esempio il Regno Unito (UK) , fino agli anni ’80 uno dei paesi più aperti per quanto riguarda le politiche d’asilo.
Verso la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, il numero delle richieste d’asilo nel paese crebbe in modo esponenziale. L’aumento delle domande venne attribuito principalmente all’intrecciarsi di due elementi: l’aumento generale del numero di rifugiati nel mondo e la chiusura delle porte dell’immigrazione ai lavoratori stranieri che trasformò la via dell’asilo nell’unica via legale per stabilirsi nel paese.
Inevitabilmente, quest’ultimo punto ha inasprito il dibattito. Molti sostengono che proprio perchè l’asilo è l’unica possibilità per entrare nel Regno Unito, il sistema è stato, e continua ad essere, abusato da stranieri che non rischiano alcuna persecuzione nel paese d’origine e non hanno affatto bisogno di protezione. I richiedenti asilo sono così descritti come criminali approfittatori dai tabloids, considerati colpevoli di forzare il sistema, “guilty until proven innocent�.
Un’analisi leggermente più approfondita, sottolinea il fatto che prima della chiusura delle porte dell’immigrazione, molti stranieri forzati a lasciare il paese d’origine nel quale erano perseguitati, avevano preferito stabilirsi nel Regno Unito semplicemente come lavoratori stranieri tramite un permesso di lavoro. Quindi, si può ipotizzare che molti lavoratori immigrati prima degli anni ’90, fossero infatti dei rifugiati che non presentarono domanda d’asilo perchè riuscirono a rifarsi una vita usando altre vie legali di inserimento nella società britannica.
A distanza di oltre 10 anni, anche in Italia una politica dell’immigrazione restrittiva, potrebbe portare ad un aumento delle domande d’asilo e si corre il rischio di un simile inasprimento del dibattito sull’asilo politico. Per evitare di cadere negli stessi errori, è necessario capire il comportamento dei richiedenti asilo all’interno del contesto generale delle politiche dell’immigrazione, o finiremo per fomentare un dibattito che criminalizza proprio coloro che più di altri hanno bisogno del nostro aiuto.
Tornando al caso specifico, una persona come Said, potrebbe non aver fatto richiesta d’asilo per 15 anni, semplicemente perchè le condizioni generali gli permettevano di rimanere in Italia lavorando, mantenendosi e studiando. Dal momento in cui ciò non è più possibile, presentare la domanda d’asilo divienta necessario, ma ciò non deve porre automaticamente dubbi sulla fondatezza delle sue ragioni. Spetta alle autorità competenti in possesso di tutti gli elementi necessari, capire se è stato per 15 anni un rifugiato de facto che si è fatto strada da solo, o se è oggi uno straniero in cerca di lavoro che ha deciso di presentare una domanda d’asilo fittizia.

Migration flows in the Med: New Systems - New Dangers

It was early August, a friend came to visit in Sicily. First, flight from London to Malta, then catamaran from Valletta to Pozzallo. The sea was rough and when the catamaran finally arrived, the pale faces of the passengers said it all. “Papà , il mare era fortissimo. Ma che forza 10, sembrava forza 25!�, a guy shouted from behind the passport control area. An awful start to their holidays in Sicily or a bad end to their vacation in Malta.

That same night, in that same sea, a boat carrying 130 people coming from North-Africa and trying to reach the south coast of Europe launched an S.O.S.. They used a mobile phone to call friends and relatives in Italy to ask for help. The rescue operation failed and three days later the search was suspended.

The routes from North-Africa to Malta or Sicily, have become increasingly busier over the past few years. From spring to late autumn, it is a continuous flow, hundreds of people putting their life at risk to reach the coasts of Europe.

Lately things have turned even nastier and more dangerous. The clamp down on traffickers promoted by all EU states has not stopped the flow, but simply modified the system. Criminals no longer take migrants to the other side of the Mediterranean on their boats risking to be caught by the Maltese or Italian authorities. Now they simply take the money just to provide migrants with smaller boats and leave them alone to cross the sea. Local authorities are worried that given the new system, the number of accidents at sea is going to increase. While regional news talked about it, the issue has not yet entered the public national debate yet. An immediate response is required, but the risk is that of the usual quick fix rather than the necessary work towards long term solutions.